martedì 19 aprile 2016

Nomi delle bottiglie di grande formato

Litri
1,5 (2 bottiglie) Magnum qualunque vino contenga
2,25 (3 bottiglie) Marie-Jeanne usata solo per i vini fermi di Bordeaux non viene usato in Borgogna
3 (4 bottiglie) doppio Magnum termine usato per i vini di Bordeaux e qualche volta per lo Champagne
3 (4 bottiglie) Jeroboam usato per lo Champagne e i vini fermi di Borgogna
4,5 (6 bottiglie) Jéroboam per i vini fermi di Bordeaux
4,5 (6 bottiglie) Rehoboan usato per lo Champagne e i vini fermi della Borgogna
6 (8 bottiglie) Impériale per i vini fermi di Bordeaux
6 (8 bottiglie) Mathusalem usato per gli Champagne e gli Spumanti ma anche per i vini fermi di Bordeaux
9 (12 bottiglie) Salmanazar usato per i vini di Borgogna e per i vini effervescenti
12 (16 bottiglie) Balthazar qualunque vino contenga
15 (20 bottiglie) Nabuchodonosor – Nebuchadnezzar qualunque vino contenga
18 (24 bottiglie) Melchior qualunque vino contenga
27 (36 bottiglie) Primat usato solo per lo Champagne
30 (40 bottiglie) Melchizedek usato solo per lo Champagne


sabato 27 febbraio 2016

La logica del "daily me"

"Daily Me" (l'Io Quotidiano) teorizzata da Cass Sunstein, e' meccanismo digitale perverso per cui l'utente finisce per essere circondato dall'eco assordante delle proprie convinzioni, creando idealmente un proprio giornale in cui non si apre mai ad altri punti di vista.

"We set up our political and social filter bubbles and they reinforce themselves—the things we read and watch have become hyper-niche and cater to our specific interests." (Creiamo le nostre "bolle" politiche e sociali attraverso i filtri, che ti fanno apparire solo contenuti simili a quelli che hai già visto, così le cose che vediamo sono solo un "iper-nicchia" fatta apposta per noi)

giovedì 25 febbraio 2016

Roma già aveva Cesare, Virgilio ed Augusto!!

Noi possiamo guardare con un sovrano disprezzo talune dottrine d'oltralpe, di gente che ignorava la scrittura con la quale tramandare i documenti della propria vita, in un tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio ed Augusto.

martedì 10 marzo 2015

Abramo di ieri e di oggi

Vai, vattene dalla tua terra”. Questa frase fa parte del racconto sacro in un libro che ha presso di noi il titolo di “Genesi”. Un uomo abita tra i grandi fiumi dell’odierno Irak. La voce che si scaraventa nel suo udito con quella frase, lui la riceve per la prima volta. Non si volta per vedere da dove proviene. Non sobbalza. Quando arriva all’improvviso l’urgenza di una chiamata, è come se aspettata. L’uomo si chiama Abramo e risponde: “Eccomi”. Non è possibile altra risposta e s’incammina.
Inizia così un vagabondaggio senza fine, portandosi dietro il piccolo seguito di affetti e di beni. Va verso occidente senza una mèta ferma, accampandosi presso luoghi altrui. Ovunque si sistemi, ecco che aumentano i suoi beni e prospera il luogo che lo accoglie. Sara, sua moglie, la prediletta fin dalla gioventù, è zingara anche lei, pronta a fondare casa intorno al fuoco acceso della sera e spento all’alba prima di partire. Il suo rammarico non sta nel disfare e rifare bagagli, ma nel grembo chiuso, privo di gravidanza.
Un giorno all’ombra di un bosco di querce suo marito scorge dei viandanti e va loro incontro per invitarli alla sua ombra. Vengono dal viaggio sotto il sole a picco e accolgono il ristoro. L’ospite offre acqua e mensa, parla con loro e ascolta. C’è sempre da imparare dai viaggi degli altri, da scambiarsi il coriandolo di usi e di costumi. Al termine della visita i tre viandanti si sdebitano generosamente, annunciando alla donna una prossima gravidanza. Sara è già in là negli anni del ciclo prosciugato. Perciò ride, a scroscio, a garganella, da non potersi trattenere. Nemmeno ricorda da quanto tempo manca alla sua bocca la risata. È quella che le schiude il grembo, il sussulto festoso del diaframma che serve da scintilla e da zampillo.
La storia prosegue con la sua gravidanza, la nascita del figlio che si chiamerà col verbo di quel giorno : “Riderà”. Isacco, nella sua lingua Itzhàk, vuol dire : “Riderà”. Come suo padre Abramo sarà esperto di idraulica, scavatore di pozzi, capace di scoprire e inaugurare sorgenti nuove in terre di siccità. L’acqua è la risata della terra, la sua fecondità. Abramo e lui, stranieri ovunque, moltiplicano il verde nelle patrie altrui. Chi accoglie il forestiero, in quella storia scritta a fondamento della civiltà, è benedetto da fertilità.
A una pagina che mi chiede di nominare il paradiso, scrivo di uno terrestre e con la p minuscola. Consiste nel permesso di viaggio che fanno sulla faccia della terra i migratori: insetti, pesci, uccelli e in ultimo i mammiferi. Consiste nello spazio sgombero di frontiere, dove neanche le montagne fanno sbarramento. Il Sinai è al contrario il più solenne degli appuntamenti. Per tradizione da noi si considera sacra una storia di persone che attraversano deserti con la casa in spalla, spinti da carestie, da esili, da diluvi. Si considera sacra una storia fondata su accoglienze ricambiate da benefici di prosperità e fertilità. Ma quella storia se ne sta ben chiusa nel recinto del culto, della cerimonia, senza permesso di traboccare, spargersi a catinelle come una pioggia, come una risata.
Nostro tempo presente sono le barriere, i muri dentro i quali accatastare vite di viandanti, viaggiatori perfetti perché senza biglietto di ritorno. Nostro tempo è attesa di lasciapassare, a puro spreco di energie compresse, trattenute al macero. Nostro tempo presente è il mare della civiltà mediterranee gonfiato di annegati più di qualunque guerra marinara, più di ogni tempesta. Tempo presente è la paura soffiata intorno al bastoncino dello zucchero filato, la paura vuota verso il forestiero di passaggio, che poggia a terra il suo bagaglio per tirare il fiato.
Così vado a cercarlo in una storia scritta nell’altroieri di tremila anni, il paradiso possibile e terreste. E uso per lui il modo indicativo e il tempo presente, perché lì dentro quella storia dura e si rinnova agli occhi di ogni generazione. Scorgo quel paradiso, quel giardino irrigato in mezzo a siccità, in qualunque mossa di benvenuto, di saggio invito all’ombra, misteriosamente ripagato con sovrabbondanza.
Il paradiso sta in ogni accoglienza e sta accanto all’inferno, a portata di mano tutti e due.
di Erri De Luca

domenica 17 agosto 2014

17 Agosto 1925

Siamo nel 17 Agosto del 1925.
Versi struggenti di un uomo che si è sentito tradito..... ma tuttavia si vede uno spiraglio


La vita è un inganno con l’angoscia ammaliante,
Per questo essa è cosi’ forte,
Perchè con la sua rozza mano
Scrive lettere fatali.

Sempre, quando chiudo gli occhi,
Dico: “Inquieta soltanto il cuore,
La vita è un inganno, ma anch’essa talora
Abbellisce di gioia la menzogna.
Volgi il volto verso il cielo grigio,
In base alla luna indovina il destino,
Tranquillizzati, mortale, e non chiedere
Quella verità che non ti è necessaria.”
E’ bello nella bufera dei ciliegi selvatici
Pensare che la vita è un sentiero.
Che ingannino pure le leggere amiche,
Che tradiscano i leggeri amici.
Che mi accarezzino con tenera parola,
Che sia la malalingua più affilata di un rasoio,
Da molto tempo vivo pronto a tutto,
Sono abituato senza pietà a ogni cosa.
Questi alti cieli mi raggelano l’anima,
Il fuoco delle stelle non manda calore.
Quelli che ho amato mi hanno rinnegato,
Quelli per cui sono vissuto mi hanno dimenticato.
Ma tuttavia, perseguitato e cacciato,
Io guardo l’alba con un sorriso,
Sulla terra a me, vicina e cara,
Questa vita ringrazio di tutto.


Sergej A. Esenin

giovedì 14 agosto 2014

Venghino signori, che qui c'è il vino buono



"Gli incontri, gli scontri, lo scambio di opinioni, persone che son fatte di nomi e di cognomi, venghino signori, che qui c'è il vino buono, le pagine del libro e le melodie del suono, si vive di ricordi, signori, e di giochi, di abbracci sinceri, di baci e di fuochi, di tutti i momenti, tristi e divertenti, e non di momenti tristemente divertenti."

Caparezza